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One: Sorrow, Two: joy… Le prodezze della Gazza Ladra

La Gazza Ladra (Pica pica) la conosciamo tutti.
Fin da piccoli ci hanno raccontato che la Gazza è appunto “ladra”, che ruba le cose e che ama gli oggetti luccicanti, ma questa è solo una delle sue particolarità, che vedremo poi.
La Gazza Ladra è un uccello appartenente alla famiglia dei corvidi (come il Corvo, appunto, la Cornacchia grigia, la Ghiandaia). Quella che possiamo vedere nei nostri cieli, e nei nostri prati (si, perchè, come tutti i corvidi, anche la Gazza spesso si sposta saltellando a terra) è la specie nominale, ma ne esistono numerose sottospecie in tutta l’Eurasia.
Perchè è interessante la Gazza ladra?
Inanzitutto, lo ammetto,  perchè è bella: si, sembrerà un normalissimo uccello di modeste dimensioni bianco e nero, ma se lo si guarda attentamente si può vedere che in realtà il nero delle ali e della coda non è nero, ma è un colore indefinito, cangiante dal verde al blu, uno spettacolo per gli occhi di un acuto osservatore.

http://www.featheredphotography.com/blog/2012/01/30/just-a-shot-that-i-like-16-black-billed-magpie-in-flight/

fotografia di Ron Dudley

Altra caratteristica della Gazza Ladra è l’intelligenza: come tutti i corvidi le Gazze sono intelligentissime, alcuni studi hanno dimostrato che sono capaci di riconoscersi allo specchio, caratteristica propria di un piccolissimo numero di specie, e probabilmente tra i pochissimi uccelli in grado di farlo. Questo particolare è importantissimo perchè è un indizio del fatto che l’intelligenza, in quanto tale, si è evoluta in modo indipendente in animali tra loro diversissimi (come lo sono mammiferi e uccelli).
Le Gazze sono in grado di utilizzare utensili, sembrano avere una memoria episodica e sono in grado di prevedere la risposta dei conspecifici ad un tipo di evento in base alla loro esperienza.
Ciò in realtà non dovrebbe stupire più di tanto dato che, in proporzione, il loro cervello è grande come quello dei primati o dei cetacei

Le Gazze sono territoriali, infatti le si può vedere spesso attuare il comportamento di mobbing nei confronti di una potenziale minaccia, sia essa reale, come un predatore, o supposta (in questo video il singolare comportamento di alcune Gazze Australiane –Cracticus tibicen– , appartengono a una famiglia diversa, ma è abbastanza esemplificativo).

Tornando al loro essere ladre, il fatto che siano compulsivamente attratte dagli oggetti scintillanti è più folklore che realtà, vero è invece che addobbano il loro nido (che riutilizzano di anno in anno) per attrarre il partner, ma è un comportamento che dovermmo già conoscere molto bene: vi ricordate gli uccelli giardinieri?

Infine una piccola spiegazione del titolo del post: come ho già accennato sulle Gazze esistono un’infinità di leggende legate al folklore, soprattutto riguardo alla loro furfantesca capacità o al riferirsi a loro come presagio di sfortuna.
Esiste inoltre una filastrocca, che ho imparato anni fa in Inghilterra, la cui origine non è del tutto nota, secondo cui, in base al numero di Gazze che si avvistano, è possibile prevedere il futuro:

One for sorrow,
Two for joy,
Three for a girl,
Four for a boy,
Five for silver,
Six for gold,
Seven for a secret,
Never to be told.

Guarderete ancora una Gazza con gli stessi occhi? Io le trovo affascinanti…

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il Cebo di Boavista e l’uso di strumenti

Ieri sera mi sono vista la splendida puntata di Superquark, che come sempre, non mi lascia delusa.

Tra le altre cose c’era un servizio sui Cebi di Boavista (Cebus libidinosus), scimmie del Nuovo Mondo, che utilizzano strumenti (nel nostro caso sassi) per aprire noci di cocco.

Se avete tempo di cercarvi lo spezzone giusto (verso il minuto 42:09) qui trovate il link della puntata di ieri, ne vale davvero la pena!

Tornando a noi, queste simpatiche scimmiette usano strumenti. Beh, che c’è di particolare? L’uomo non “discende ” dalla scimmia?

Inanzitutto vi smonterò un mito: l’uomo NON discende dalla scimmia, uomo e scimmia hanno un antenato comune, ma le scimmie di oggi non diventeranno mai Homo sapiens, perché sono specie diverse, come un cavallo non potrà mai diventare una mucca!

Alcune specie sono più vicine a noi di altre (come ad esempio lo scimpanzé), ma nel caso del Cebo di Boavista l’antenato comune è molto distante (sono scimmie del Sud America, il che vuol dire che sono separate geograficamente da milioni di anni!).

Altro fattore da considerare: non è assolutamente scontato che una scimmia sappia usare strumenti, anzi… solo pochissime specie li utilizzano abitualmente!

I Cebi di Boavista sono saliti agli albori della cronaca perché usano sassi di dimensioni notevoli (che devono cercare, perché nel loro habitat non sono così comuni), per rompere noci di cocco. Ma non basta, perché l’operazione avvenga in modo corretto c’è bisogno di un incudine che abbia un avvallamento tale da trattenere la noce al momento dell’urto, per non farla schizzare via.

Sembra una cosa semplice, ma non lo è affatto.

Implica un ragionamento, va scelto il sasso giusto, va scelta l’incudine giusta, e via dicendo.

Anche in questo caso, come per i macachi giapponesi, vi è un apprendimento da individuo ad individuo.

Chissà quando un Cebo un giorno capì che la cosa si poteva fare e cominciò a farla, da lì gli altri Cebi appresero il comportamento che si è così diffuso (infatti non è un comportamento proprio di tutti i Cebi di Boavista, ma solo di alcune popolazioni).

Impressionante vero?

Imo, la macaca intelligente

Dei macachi giapponesi vi ho già parlato, però volevo farvi vedere i video perché sono davvero divertenti.

Per chi se lo fosse perso: i macachi giapponesi (Macaca fuscata) sono scimmie originarie del Giappone (chi l’avrebbe mai detto? :P).
Quello che le rende particolari è il fatto che possiedano una cultura e delle tradizioni che vengono apprese (e “migliorate”) di generazione in generazione.
Sono scimmiette davvero intelligenti, oltre che particolarmente buffe.
Tutto comincia negli anni ’50 quando gli studiosi che le osservavano nell’isola di Koshima cominciarono a lasciare sulla spiaggia delle patate dolci (così le scimmie si sarebbero radunate e sarebbero state più semplici da osservare).
Una giovane macaca, la celeberrima Imo, cominciò a lavare le patate per eliminare la sabbia che le ricopriva, invece si strofinarla via come facevano le altre scimmie.
All’inizio le lavava nell’acqua di un torrente, successivamente in acqua di mare (anche le scimmie hanno gusti raffinati). Di lì a poco altri macachi presero ad imitarla, a tal punto che il comportamento si è trasmesso fino ad oggi, di generazione in generazione.
Imo, macaca intelligente, non lavava solo le patate: quando gli studiosi cominciarono a fornire riso, al posto delle patate, lo lanciò in acqua e aspettò, semplicemente, che il riso venisse a galla.

Un altro aspetto eccezionale del comportamento dei macachi giapponesi è quello di aver “capito” che si può “sfuggire” alle rigide temperature invernali facendo un bel bagnetto nelle sorgenti termali.

Lo so che questa la sapevate già, ma è sabato per tutti 😉