Scimmie del Vecchio e del Nuovo Mondo

Ieri ho saltato il Quark-time, faccio ammenda, perciò oggi, in preparazione di quello di stasera, vi farò una breve infarinatura sulle scimmie. In particolare vi spiegherò, in breve, la differenza tra scimmie del Vecchio e del Nuovo Mondo.

Con la deriva dei continenti, lo sappiamo tutti, le Americhe si sono separate dal Vecchio Mondo (qualcosa come 40 milioni di anni fa); questo isolamento ha fatto si che le diverse specie animali di evolvessero in modo diverso.
Per quel che riguarda le scimmie possiamo parlare di scimmie del Vecchio Mondo (Catarrine) e scimmie del Nuovo Mondo (Platirrine).

Oltre a differenze più specifiche, che non andrò ad analizzare, la differenza fondamentale che vi permetterà di dire subito se quella che avete davanti è una scimmia delle Americhe o no è la coda. Infatti le scimmie del Nuovo Mondo, a differenza di quelle del vecchio, hanno la coda prensile. Il che significa che possono utilizzarla (chi più e chi meno), oltre che come bilanciere, come fanno le Catarrine, anche come “arto aggiuntivo” per dondolarsi ai rami.

Blue addicted

Visto il successo degli uccelli giardinieri oggi ve ne presento un altro: l’Uccello di Raso (Ptilonorhynchus violaceus), originario dell’Australia.
Come il suo cugino, che vi ho presentato ieri, anche in questa specie il maschio costruisce un “giardino” per conquistare la femmina.
La struttura del chiosco è decisamente meno elaborata, ma ciò che la rende bellissima è il fatto che sia adornata solamente con oggetti blu: piume, fiori, bacche. Insomma, tutto ciò che si può trovare di blu in una foresta.

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Come è, purtroppo, ormai consuetudine per molti animali, l’habitat in cui vivono questi uccelli è stato invaso dall’uomo.
Il risultato, almeno per una volta non troppo drammatico, è che la disponibilità di oggetti blu è notevolmente aumentata, come si vede in questo simpatico spezzone di documentario:

Gli uccelli giardinieri, interior designer

Oggi parliamo di… Uccelli Giardinieri.
Ebbene si, anche tra gli uccelli, ci sono specie che hanno senso estetico. Gli uccelli Giardinieri infatti costruiscono strutture intrecciando rami, che poi adornano con frutti, bacche e tutto ciò che trovano in giro e che, a loro gusto, abbellisce la struttura (un po’ come fanno le “nostre” Gazze Ladre, di cui vi parlerò prima o poi).
Ma lo fanno tutti? no, come dovreste già aver capito sono solo i maschi a realizzare queste elaborate costruzioni e lo fanno, ovviamente, per conquistare le femmine.
In questo caso non sono caratteristiche fisiche del maschio ad attrarre le femmine (come per il pavone) o dimostrazioni di “forza” (come per le Vedove di Jackson), ma la capacità del maschio di saper fare qualcosa. Costruendo il “giardino” il maschio lancia un chiaro segnale alla femmina: sceglimi e trasmetterai ai tuoi figli la capacità di saper fare giardini belli quanto i miei (se maschi).

Prima o poi vi farò un noioso post in cui vi spiegherò bene tutte queste teorie, per il momento continuo ad infarinarvi di esempi 😛

Tornando ai nostri Uccelli  Giardinieri, sappiate che appartengono all’impronunciabile famiglia degli Ptilonorhynchidi, vivono in Australia e Nuova Guinea e ne fanno parte una ventina di specie. Ognuna ovviamente con “giardini” differenti.

Ora guardatevi il video.
La star è l’uccello giardiniere del Vogelkop (Amblyornis inornata).
Tenete conto che per realizzare tutto questo utilizza soltanto il becco, non ha ovviamente mani, niente pollice opponibile.
Vogliamo parlare anche del senso estetico?

 

doccia da pinguini

Oggi argomento leggero: fa caldo, è estate… niente di impegnativo! 😛

Cosa fate dopo aver fatto un bagno al mare?
Una doccia, ovvio!
Sembrano pensarla allo stesso modo i Pinguini Saltarocce (Eudyptes chrysocome), immortalati in questo documentario della BBC: dopo il lungo bagno in mare alla ricerca di cibo, si fanno una doccia per lavar via il sale marino dalle penne.

il Cebo di Boavista e l’uso di strumenti

Ieri sera mi sono vista la splendida puntata di Superquark, che come sempre, non mi lascia delusa.

Tra le altre cose c’era un servizio sui Cebi di Boavista (Cebus libidinosus), scimmie del Nuovo Mondo, che utilizzano strumenti (nel nostro caso sassi) per aprire noci di cocco.

Se avete tempo di cercarvi lo spezzone giusto (verso il minuto 42:09) qui trovate il link della puntata di ieri, ne vale davvero la pena!

Tornando a noi, queste simpatiche scimmiette usano strumenti. Beh, che c’è di particolare? L’uomo non “discende ” dalla scimmia?

Inanzitutto vi smonterò un mito: l’uomo NON discende dalla scimmia, uomo e scimmia hanno un antenato comune, ma le scimmie di oggi non diventeranno mai Homo sapiens, perché sono specie diverse, come un cavallo non potrà mai diventare una mucca!

Alcune specie sono più vicine a noi di altre (come ad esempio lo scimpanzé), ma nel caso del Cebo di Boavista l’antenato comune è molto distante (sono scimmie del Sud America, il che vuol dire che sono separate geograficamente da milioni di anni!).

Altro fattore da considerare: non è assolutamente scontato che una scimmia sappia usare strumenti, anzi… solo pochissime specie li utilizzano abitualmente!

I Cebi di Boavista sono saliti agli albori della cronaca perché usano sassi di dimensioni notevoli (che devono cercare, perché nel loro habitat non sono così comuni), per rompere noci di cocco. Ma non basta, perché l’operazione avvenga in modo corretto c’è bisogno di un incudine che abbia un avvallamento tale da trattenere la noce al momento dell’urto, per non farla schizzare via.

Sembra una cosa semplice, ma non lo è affatto.

Implica un ragionamento, va scelto il sasso giusto, va scelta l’incudine giusta, e via dicendo.

Anche in questo caso, come per i macachi giapponesi, vi è un apprendimento da individuo ad individuo.

Chissà quando un Cebo un giorno capì che la cosa si poteva fare e cominciò a farla, da lì gli altri Cebi appresero il comportamento che si è così diffuso (infatti non è un comportamento proprio di tutti i Cebi di Boavista, ma solo di alcune popolazioni).

Impressionante vero?

la Geometra delle Betulle

Oggi parliamo (e non sarà l’ultima volta) di mimetismo.
Esistono diverse tipologie di mimetismo, quella per cui un organismo assume forme e colori tali da renderlo simile all’ambiente circostante è detto mimetismo criptico.

Uno degli esempi più comuni di mimetismo criptico e di adattamento è quello della Geometra delle Betulle (Biston betularia), una falena che, come dice il nome, ha l’abitudine di posarsi sul tronco delle betulle.
Della Biston betularia esistono due forme: una chiara (normale) e una scura (melanica).
In condizioni normali, dato che il tronco delle betulle è quasi bianco, la forma chiara ha più possibilità di sopravvivenza, perchè riesce a nascondersi quasi perfettamente dai predatori.

Cosa succede però se cambia l’ambiente in cui l’animale vive?

Con la rivoluzione industriale, in Inghilterra, dove vive la nostra falena, cominciarono ad essere immesse in atmosfera tonnellate di polveri derivanti dalla combustione del carbone. Come facilmente intuibile queste polveri erano scure e, piano piano, questo inquinamento dell’aria cominciò a scurire ciò che si trovava nell’ambiente circostante: muri delle case, alberi…e tra questi le betulle!
La nostra falena, bianca, a questo punto non era più mimetizzata, anzi, era un faro nella notte!
Cominciò quindi a diffondersi la variante melanica che, mentre prima, sulla corteccia bianca delle betulle era facilmente individuabile, risultava ora criptica.
Nelle zone in cui, in tempi recenti, l’inquinamento è cominciato a diminuire, la variante chiara ha cominciato a riaffermarsi.

Importante: non si tratta di due specie diverse, ma della spessa specie con due colorazioni diverse (mi ricorda un po’…l’uomo? :P)

La vedova di Jackson

Qual’è il maschio che non si fa bello per un appuntamento galante?

Il maschio dell’uccello vedova di Jackson durante l’anno ha un piumaggio marrone quasi anonimo. Ma durante la stagione degli amori, si fa bello: effettua una muta e cambia il suo piumaggio dal colore usuale ad una livrea quasi totalmente nera, con le nuove penne della coda lunghe quasi 20 cm.
A questo punto si esibisce in salti ripetuti allo scopo di attrarre la femmina per l’accoppiamento (il risultato somiglia a tante palline gomma nere che rimbalzano sull’erba della savana).

Guardate il video perchè è a dir poco esilarante, purtroppo il sito in cui l’ho trovato non me lo fa incorporare direttamente quindi dovrete cliccare sul link qui sotto:

http://www.arkive.org/jacksons-widowbird/euplectes-jacksoni/video-00.html

le Formiche del Miele

Se parlo di formiche chiunque capirà di cosa sto parlando.
Le formiche sono famose per la struttura altamente specializzata della loro società e per la sua efficienza.
Nelle formiche si parla di polietismo cioè di “differenziamento del comportamento fra categorie di individui all’interno di un gruppo sociale, in particolare fra classi di età e sesso e fra caste”.

Esiste una specie di formiche in cui questa differenziazione è davvero particolare: le formiche del miele (Myrmecocystus mexicanus). In questa specie esiste una casta specializzata nell’immagazzinare, all’interno dei propri corpi, le riserve di cibo per il resto del formicaio, trasformandosi in veri e propri contenitori viventi.
Durante i periodi di abbondanza questi individui vengono nutriti a dismisura dalle compagne. Dato che non tutto il cibo serve al sostentamento individuale, l’eccedenza viene immagazzinata nell’addome.
Il cibo, in questo caso nettare sotto forma di miele, sarà poi disponibile in caso di periodi di carestia.

Pavoneggiandosi

oggi parliamo di… Pavoni!
Lo so che ve l’ho già accennato, ma approfondiamo un po’ la cosa.
I pavoni sono uccelli della famiglia dei fasianidi in cui si riscontra un notevole dimorfismo sessuale tra maschio e femmina.
Cosa vuol dire? Che il maschio e la femmina sono molto diversi tra loro, infatti il maschio, come ben saprete, ha colori sgargianti e le penne (penne, non piume, ve lo spiegherò un’altra volta) copritrici del dorso lunghissime. Un’altra caratteristica peculiare del maschio sono le macchie ocellari (gli “occhi” della coda) all’estremità delle copritrici.

Veniamo al punto (che approfondiremo in un altro post, se no vado per le lunghe): per qualche strano (?) motivo le femmine dei pavoni sembrano preferire i maschi con più macchie ocellari. Come fanno?
I pavoni maschi durante la stagione degli amori si esibiscono in parate, aprendo la coda e facendola vibrare. A quel punto le femmine scelgono il maschio preferito (che si accoppierà con 4-5 femmine).
Come facciamo a sapere che il criterio di scelta sono le macchie a forma di occhio?
Non potrebbe essere che le femmine scelgono gli esemplari più vecchi, perchè sono quelli con più macchie ocellari, semplicemente perchè sono vecchi?
Come spesso accade, per dimostrare un ipotesi, alcuni studiosi hanno condotto un esperimento: hanno preso individui giovani, a cui hanno aggiunto, incollandole, delle macchie ocellari, degli individui vecchi, a cui le hanno tolte e il classico gruppo di controllo a cui non è stato né diminuito, né aumentato il numero di macchie, ma sono stati solamente manipolati.
Risultato: gli esemplari con un numero maggiore di macchie ocellari erano quelli che venivano preferiti.

Quindi possiamo teorizzare che il fattore determinante di scelta del maschio, per le femmine, sia il numero di macchie ocellari presenti nella coda! 😉

Fine delle trasmissioni!

Dimmi che macchie hai e ti dirò chi sei

Prima di mandarvi a letto vi voglio spiegare velocemente una cosa che molto spesso si sbaglia: le differenze (a colpo d’occhio) tra i grossi felini.
Per tigre e leone non credo ci siano problemi di identificazione: la tigre ha le strisce e il leone la criniera.
Ma con leopardi, ghepardi e giaguari come siete messi?

il leopardo vive in Asia e Africa. Il mantello è maculato e le macchie sono facilmente riconoscibili, sul dorso sono nere e marroncine.

Leopardo

il giaguaro vive in Sud America, ha il mantello maculato, ma le macchie sono completamente diverse da quelle del leopardo: sono più grosse, dei grossi cerchi con all’interno delle macchie più piccole. Il muso è più massiccio, meno fine di quello del leopardo, assomiglia più a quello di un leone come forma…

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il ghepardo, è l’animale terrestre più veloce del mondo, è facilissimo da riconoscere per le due “lacrime” nere che scendono lungo il muso. Il corpo è molto più slanciato e snello e il mantello ha delle “semplici” macchie nere.
Curiosità: tra questi tre è l’unico che non ha gli artigli retrattili.

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e la pantera nera? Normalmente con il termine pantera si intendono esemplari melanici (con il mantello scuro) di leopardo, ma esistono esemplari melanici anche di giaguaro.
Qui ad esempio vediamo un giaguaro melanico e uno non melanico:

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In entrambi i casi (leopardo e giaguari melanici) il mantello non è completamente nero, le macchie sono comunque presenti, anche se risultano meno evidenti.

Ovviamente di grandi felini ce ne sono molti altri, ma ci fermiamo qui per non creare troppa confusione, a linci, puma ed altri penseremo un’altra volta 😉