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una mantide felina

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un bellissimo blog che parla di insetti.
Mi ha molto colpito un articolo su quella che l’autore chiama Mantide Gatto (Cat Mantis), ma di cui non sono riuscita a trovare il nome italiano, infatti viene quasi sempre citata con il suo nome scientifico Heterochaeta orientalis.

Il nome di “mantide-gatto” deriva dalla particolare forma degli occhi che assomigliano a delle orecchie di gatto.

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Queste mantidi sono tra le più grandi mantidi africane (infatti misurano tra i 15 e i 20 cm), nonostante ciò sono bravissime a nascondersi nel loro habitat (mimetismo criptico) appendendosi ai rami secchi dei cespugli e risultando pressoché invisibili.
Ma non è tutto, se un predatore dovesse comunque individuarla, la mantide ha un altro asso nella manica: apre le ali rivelando dei colori sgargianti che lo spaventano, o comunque le permettono di guadagnare secondi preziosi per potersi dare alla fuga

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la Geometra delle Betulle

Oggi parliamo (e non sarà l’ultima volta) di mimetismo.
Esistono diverse tipologie di mimetismo, quella per cui un organismo assume forme e colori tali da renderlo simile all’ambiente circostante è detto mimetismo criptico.

Uno degli esempi più comuni di mimetismo criptico e di adattamento è quello della Geometra delle Betulle (Biston betularia), una falena che, come dice il nome, ha l’abitudine di posarsi sul tronco delle betulle.
Della Biston betularia esistono due forme: una chiara (normale) e una scura (melanica).
In condizioni normali, dato che il tronco delle betulle è quasi bianco, la forma chiara ha più possibilità di sopravvivenza, perchè riesce a nascondersi quasi perfettamente dai predatori.

Cosa succede però se cambia l’ambiente in cui l’animale vive?

Con la rivoluzione industriale, in Inghilterra, dove vive la nostra falena, cominciarono ad essere immesse in atmosfera tonnellate di polveri derivanti dalla combustione del carbone. Come facilmente intuibile queste polveri erano scure e, piano piano, questo inquinamento dell’aria cominciò a scurire ciò che si trovava nell’ambiente circostante: muri delle case, alberi…e tra questi le betulle!
La nostra falena, bianca, a questo punto non era più mimetizzata, anzi, era un faro nella notte!
Cominciò quindi a diffondersi la variante melanica che, mentre prima, sulla corteccia bianca delle betulle era facilmente individuabile, risultava ora criptica.
Nelle zone in cui, in tempi recenti, l’inquinamento è cominciato a diminuire, la variante chiara ha cominciato a riaffermarsi.

Importante: non si tratta di due specie diverse, ma della spessa specie con due colorazioni diverse (mi ricorda un po’…l’uomo? :P)

le Formiche del Miele

Se parlo di formiche chiunque capirà di cosa sto parlando.
Le formiche sono famose per la struttura altamente specializzata della loro società e per la sua efficienza.
Nelle formiche si parla di polietismo cioè di “differenziamento del comportamento fra categorie di individui all’interno di un gruppo sociale, in particolare fra classi di età e sesso e fra caste”.

Esiste una specie di formiche in cui questa differenziazione è davvero particolare: le formiche del miele (Myrmecocystus mexicanus). In questa specie esiste una casta specializzata nell’immagazzinare, all’interno dei propri corpi, le riserve di cibo per il resto del formicaio, trasformandosi in veri e propri contenitori viventi.
Durante i periodi di abbondanza questi individui vengono nutriti a dismisura dalle compagne. Dato che non tutto il cibo serve al sostentamento individuale, l’eccedenza viene immagazzinata nell’addome.
Il cibo, in questo caso nettare sotto forma di miele, sarà poi disponibile in caso di periodi di carestia.